Centro Studi e Ricerche Letterarie
Salvo Basso
OSSERVATORIO DELLA POESIA IN DIALETTO




Poesia in siciliano del dopoguerra
di Marco Scalabrino





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Giuseppe Rosato, LA NÈVE, Carabba, pp. 46, € 9.00

Protagonista di rilievo della poesia in dialetto del dopoguerra, Giuseppe Rosato, nato a Lanciano (CH), in Abruzzo, nel 1932, ha insegnato lettere e lavorato nella RAI curando servizi culturali e programmi. Ha condiretto le riviste Dimensioni (dal 1958 al 1974) e Questarte (dal 1977 al 1986).
Ha pubblicato libri di poesia, a partire da L’acqua felice (Schwarz, Milano 1957) e di narrativa, e ancora aforismi, testi satirici, e i libri di poesia in dialetto Ecche lu fredde (1986), L’ùtema lune (2002), La ‘ddòre de la neve (2006, Premio Salvo Basso), e Lu scure che s’attonne (2010, Premio Pascoli).
Segnaliamo la plaquette La nève (Carabba 2010), tredici poesie nel dialetto di Lanciano, una suite delicata e amara, racconto, per minute schegge, di un percorso accompagnati dalla costante della neve, amica e discreta, quieta testimone di eventi, protettiva compagna. E la neve, come ogni altra cosa del passato, si è trasformata fino a divenire rara e preziosa, una grigiastra fanghiglia che si scioglie rapidamente.
Corredano il libro cinque disegni di Lùcio Rosato.

Santa Necòle sott’a la nenguènte,
lu trìdece Santa Lucije la nève
je se facé truvà’ quande sciavàme
da la chiese, la notte de Natale
le vìje arebbelète, e na campane
quarchiàte che chiamé, chiamé, ma a fuffe
se nen se puté mette’
manche nu pede fôre de la porte…
Ma quand’è state? E quanta vote è state
c’ha succèsse addavère? O è nu sonne,
tutte cose nu sonne: nu bbàrdasce
se l’ha purtàte apprèsse
‘mmèrne pe’ ‘mmèrne fin’a mmò che sta
‘mpìzze a la vite.

(San Nicola sotto la nevicata, / il tredici Santa Lucia la neve / ci si faceva trovare quando uscivamo / dalla chiesa, la notte di Natale / le strade sepolte, e una campana / sorda che chiamava, chiamava, ma a vuoto / se non si poteva mettere / neanche un piede fuori dalla porta… / Ma quand’è stato? E quante volte è stato / ch’è accaduto davvero? Oppure è un sogno, /tutto un sogno: un ragazzo / se l’è portato con sé / inverno dopo inverno, fino ad ora che sta / giusto al margine della vita.)


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Figura amabile da signore di altri tempi, Raffaele Pisani, nato nel 1941, è autore di una trentina di libri in dialetto napoletano. Vive da molti decenni a Catania, una seconda patria che ha pure mare, sole e un vulcano.
Pubblica adesso la seconda edizione di Francè, la prima era del 1992, un libro che raccoglie poesie d’amore dedicate alla moglie Francesca, con la C.U.E.C.M. Cooperativa Universitaria Editrice Catanese di Magistero, storica e benemerita casa editrice nata dall’intelligenza di un altro gentiluomo, Nicola Torre, troppo precocemente scomparso.
L’amore non soltanto giustifica la vita, ma la origina, la attraversa, la illumina, la redime, è questo il filo discorsivo sotteso al libro. Un amore che è comune a luoghi anche distanti, apparentemente diversissimi. “L'amore si fa insomma esperienza totale, attraverso cui viene filtrato ogni altro aspetto della realtà, e diviene condizione esistenziale che dispone a un amore più grande” annota Nicola De Blasi nella prefazione. Pisani è un poeta fondamentalmente lirico, che nei suoi versi raccoglie e traspone emozioni, colori dell’anima, che esprime un sentire complesso, ma tutto sommato positivo, della realtà e del nostro destino.

‘E VVOTE, NA PAROLA

‘E vvote te pare
ca tutto è fernuto,
ca niente, cchiù niente
te tene attaccato
a’ vita, a stu munno.
E pierde ‘o curaggio,
e pierde ‘a speranza
ca forse, dimane,
se sana ogni cosa.
Ma po’, a ll’antrasatta,
t’adduone ca basta
sentì na parola
sincera, d’ammore,
pe’ fa’ tutto ‘o brutto
d’ ‘a vita accuncià.

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Dina Basso è nata nel 1988 ed è cresciuta a Scordia, in provincia di Catania. Nel 2002 ha pubblicato alcune sue poesie in dialetto siciliano su la Gazzetta ufficiale dei dialetti per la casa editrice Prova d’Autore; l’anno dopo ha curato, sempre per la stessa, il volume di fotografia O scuru, di cui è stata autrice di didascalie e di una poesia. Sue poesie sono state pubblicate nel 2009 dalle riviste Le Voci della Luna e Tratti, nel 2010 da Periferie. È arrivata seconda al Premio MezzagoArte 2009 e i suoi testi sono stati pubblicati nell’antologia del premio Questo dolore che mangia. Con la sua opera prima, Uccalamma – Bocca dell’anima (2010), ha vinto per la sezione “Autore Giovane” il premio Gozzano 2010.
Dal 2007 vive a Bologna, dove lavora e studia Scienze dell’educazione.

DINA BASSO, Uccalamma, Le voci della luna
La poesia di Dina Basso, giovane autrice che scrive nel dialetto della sua città natale, Scordia presso Catania, trae la sua forza da una capacità fuori del comune di dare inusitata vivacità alle esperienze di vita tramite un verso colloquiale, apparentemente spontaneo ma sobrio e controllatissimo pur nelle scelte lessicali basse, in cui splende la forza espressiva tutta colloquiale e concreta della parlata dialettale.
Dalla Bocca dell’anima – così la resa in lingua del titolo – esce una voce sommessa e monologante sull’intimità del corpo femminile (una terra d’altri secondo la dizione di Lea Melandri) ferito da eventi autobiografici contingenti che però riescono ad assurgere ad emblemi di assenze, ferite, soglie non oltrepassabili, mentre la citata corporeità insita nella sensibilità della poetessa ci fa partecipi, anche e soprattutto, di una capacità di resistenza agonica, primitiva e tellurica molto rara nella poesia di oggi.
Ma la poesia di Dina Basso possiede anche una straordinaria lucidità intellettuale, perché proprio questa è una maniera modernissima di acquisire coscienza di sé, della vita e del dolore; non sono quindi casuali, in questo libro, le frequenti riflessioni sul fare poesia – la vena poetica che si sovrappone a quella sanguigna – che dimostrano come il vivere e il fare versi – darsi voce – siano i due lati della stessa medaglia.

Mauro Ferrari

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